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E’ un comune italiano di 1.467 abitanti della provincia di Campobasso, in Molise. Situato ad un’altezza di 640 m s.l.m. il suo territorio spazia dai 383 m del torrente Tona agli 889 m del Cerro del Ruccolo, in vista le isole Tremiti che spuntano dal mare Adriatico.

Arroccato su un terreno degradante esi sviluppa con un’edilizia continua lungo le strade che lo attraversano. Solo alcuni episodi architettonici emergono nettamente nell’uniformità, che si registra nell’abitato. Osservando la zona circostante, non si può rimanere indifferenti alla sua bellezza e ai suoi colori.

Storia

I primi abitanti risalgono al periodo longobardo (fine IX – inizio X secolo) anche se sono stati trovati resti appartenenti ad epoche precedenti. Tuttavia la prima base certa della sua esistenza si trova in un documento scritto nel 1049, con la denominazione di Binifri (dal latino Vivifer) ovvero terra dove si produce vivo.

Secondo una tradizione popolare le origini di un primo insediamento devono essere ricondotte alla leggenda del “ratto delle venafrane“, che avrebbe analogie con il più famoso “ratto delle sabine“. Nella seconda metà del X secolo alcuni pellegrini sarebbero stati aggrediti, mentre si apprestavano a raggiungere Monte S. Angelo da Venafro, da alcuni pastori locali. A seguito di questo episodio i pastori e le donne rapite, ormai rassegnate, fondarono un piccolo insediamento dal nome Vinifro, per richiamare alla memoria Venafro.
Documenti storici attestano invece l’esistenza di un castello di Binifro o Binifre nel XI secolo. In un diploma del 1049 è riportata la notizia della donazione al monastero di S. Eustachio, fatta da un conte dei principi longobardi di nome Adelferio al monastero di Montecassino; proprio la presenza del castello nel 1049 fa ipotizzare, con una certa sicurezza, la nascita di un primo nucleo urbano nel periodo longobardo.

Monumenti

Nel contesto urbanistico ed artistico dell’abitato assumano rilevante importanza, il Castello longobardo costruito intorno alla metà del decimo secolo dopo Cristo e la chiesa di Santa Maria delle Rose edificata nel periodo romanico (secoli XII-XIII) e ristrutturata da Mons. Tria nel 1731. Entrambi gli edifici sorgono sulla parte alta di uno sperone roccioso all’entrata del borgo antico, comunemente detto “Terra Vecchia”. Qui sono conservate quattro porte, vestigia del periodo feudale: Porta Molino, Porta Pie la Terra, Porta Fontana e Porta Nuova e tre vico Gaifo risalente al periodo longobardo. Grande importanza assumono il convento di Santa Maria delle Grazie (1716), e la cappella di San Nicola insieme alle due fontane principali del paese che prendono il nome rispettivamente il nome di Fontana dei Ciechi, costruita in stile settecentesco nel 1816, e la Fontana della Terra nel 1771.

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